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Disponibilità: disponibile in un giorno lavorativo
Titolo: Zone umide
Autore:   
Formato: Brossura
Pagine: 192
Casa editrice: Rizzoli - (Visita il sito)
Collana:
24/7
Anno: 2008
ISBN: 9788817025829

15.00 €  12.30 €
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Un qualunque supermercato. Reparto igiene femminile. Flaconi su flaconi di prodotti specifici, liquidi o, in gel, colorati, antibatterici, al profumo di violetta, di vaniglia o di limone. Mille soluzioni per un solo "problema" un unico, martellante messaggio: il tuo corpo non è pulito e fresco quanto dovrebbe. E il solo modo per renderlo innocuo e accettabile è lavarlo, disinfettarlo, profumarlo ogni volta che puoi. È così, passeggiando tra gli scaffali del negozio sotto casa, che l'autrice ha avuto l'idea per questo romanzo. È così che è nata Helen Memel, la sua controversa e irresistibile protagonista. Helen ha diciotto anni. È precoce e curiosa del proprio corpo e delle infinite opportunità di piacere che una mente audace come la sua sa escogitare. Ci sono gli uomini, certo, tanti e diversi, ognuno con i suoi gusti, le sue qualità, le sue manie. Ma anche gli oggetti, gli accessori e le pratiche raffinate, grottesche, stravaganti che Helen racconta con spiazzante, seducente candore, e spesso con fulminante ironia. Arrivando a infrangere ogni tabù, compresi quelli di cui non avete mai sospettato l'esistenza. Ma "Zone umide" non è solo il resoconto di un'educazione sessuale avventurosa: è una storia d'amore e di solitudine, e soprattutto un inno alla libertà di un corpo sperimentato in tutta la sua irriducibile vitalità.


Inserito il: 15/12/2008 di Giorgia Bruno
4 di 5 Stelle4 di 5 Stelle

Può essere definita "perversione" una visione del tutto personale ma vera, viva e sincera di vivere la propria sessualità fino in fondo?
Sono queste le domande che suscita la lettura di "Zone umide" di Charlotte Roche, pubblicato in Italia dopo aver entusiasmato il pubblico tedesco.
Il romanzo è la storia di Helen, diciottenne moderna, raccontata per bocca della stessa protagonista: il sesso, il tema principale delle sue riflessioni, viene raccontato con brutale semplicità, risultando il vettore della crescita di Helen come donna.
Sesso per lei significa corpo, sudore, umori, sapori: la sua visione della sessualità è profonda e basata sulla fisicità più intrinseca: per questo motivo il romanzo a tratti sembra sconfinare nel territorio del disgustoso o dello shockante.
Solo un pubblico sgombro da pregiudizi e moralismi può apprezzare un testo di questa portata, a metà tra il provocatorio e il neofemminista. Il mio dubbio riguarda il pubblico italiano, che, ahimè, forse non è ancora tollerante e aperto come possono essere quello tedesco o quello inglese.


Inserito il: 09/12/2008 di Holly Golightly
5 di 5 Stelle5 di 5 Stelle

Zone Umide è l'ultimo libro che ho letto. Superato il disgusto iniziale, la lettura ha iniziato ad appassionarmi, forse per il linguaggio candido, forse per il tono infantile che accompagna la narrazione, forse per le sfortune che colpiscono la controversa e irresistibile protagonista protagonista Helen Memel.
Helen è uno spirito libero. Come ogni ragazzina cresciuta in una famiglia patriarcale, e come ogni donna, ha imparato sin da bambina le regole della femminilità: dare importanza all'igiene intima e non parlare di "certe cose". Helen non capisce queste regole e con un'innocenza disarmante parla liberamente di auto-erotismo, di emorroidi e di effluvi corporali.
Charlotte Roche infrange così l'ultimo dei tabù legati al sesso, quello degli odori e dell'igiene personale, vista come un'imposizione nella nostra società dell'immagine.
Helen Memel è degente in ospedale a causa di un maldestro tentativo di depilazione. È precoce e curiosa del proprio corpo e delle infinite potenzialità che una fantasia come la sua sa escogitare. In un flusso di memoria ricorda le sue esperienze sessuali e le sue ribellioni contro l'igiene intima. Un insieme di ricordi e sperimentazioni sessuali costituisce il nucleo del romanzo.
Zone Umide è stato descritto da una parte di critica il nuovo "manifesto del neofemminismo" e in Germania non solo ha avuto un successo clamoroso, ma ha anche fatto scandalo: è un romanzo in cui le distanze tra il desiderio femminile e maschile vengono azzerate, perché il desiderio è delle persone. Helen è un'eroina femminista, è padrona del suo corpo, lo maneggia e lo fa agire secondo i suoi desideri. È sicura di sé.


Inserito il: 03/12/2008 di alessandro vitali
4 di 5 Stelle4 di 5 Stelle

“Che io ricordi, ho sempre avuto le emorroidi”

Questo l’incipit del romanzo di Charlotte Roche che ha avuto nei mesi scorsi un grande successo di vendite in quella che una volta veniva definita come l’Europa centrale.
E l’incipit di suo ci fornisce, se vogliamo, elementi importanti per comprendere sia lo stile con cui è scritto questo libro, che il punto di vista dell’io narrante. Una sorta di chiave di lettura che si ripeterà più o meno sempre uguale durante il corso di tutta la storia.

L’io narrante, il personaggio che racconta in prima persona, come in un diario mentale, è una ragazza diciottenne Helen, che si trova in ospedale, reparto proctologia, a causa di un’infezione anale dovuta ad una depilazione approssimativa. E nel corso di questi giorni di degenza nasce il filo narrativo di Zone umide che conduce il lettore in una sorta di disvelamento dei pensieri più reconditi, delle bizzarrie, delle pulsioni della protagonista. Il rapporto con le parti sessuali del proprio corpo, con i propri fluidi, odori, ad esempio la dissertazione su cosa sia lo smegma, le avventure sessuali con l’altro sesso (e non solo), le abitudini e certe pratiche erotiche considerate inconfessabili. Come dicevamo, tutto ciò emerge in qualche modo dall’incipit. Poche parole, un’unica frase pronunciata seccamente, da cui traspare il tono apodittico, l’assoluto-assoluto con cui il personaggio, Helen, che potrebbe essere considerata poco più che una ragazzina ma che in realtà ha un pesante fardello di vita vissuta alle spalle, narra la sua “educazione sentimentale”. Un’educazione il cui punto di partenza è il rifiuto dei modelli consueti, il cui humus di crescita è stato una famiglia disgregata, ovvero un’assenza di affetti, un rapporto difficile coi propri genitori, i quali (esplicitamente quando racconta del tentativo di suicidio della madre in cui era stato volontariamente coinvolto il fratello, anni prima, e che Helen per molti tratti del racconto non riesce a distinguere se sia frutto della sua immaginazione o un fatto realmente accaduto) forse sono più contorti, più “contaminati”, più compromessi con un mondo di precaria apparenza e falsità di quanto non lo sia lei. Ma, come in uno specchio in cui si vede riflessa, la protagonista pur facendo propria questa estrema precarietà, cerca di risolverne il groppo in modo opposto a quello dei genitori, ovvero rifiutando le apparenze, confessando l’inconfessabile attraverso uno stile all’apparenza vivo, fresco, diretto.

Un romanzo a tratti aspro, lontano da un fare letteratura nel senso più estetico e classico del termine, che respinge e a volte nausea. Tuttavia, sia pur con evidenti limiti stilistici (forse anche dovuti ad una traduzione non perfetta come avrebbe potuto essere), ha in sé anche un elemento importante: quello di riuscire a volte, attraverso un andamento introspettivo ed interiorizzante tipico della letteratura nordeuropea, a far emergere la pagina scritta, a darle quasi una consistenza sensoria, a trasmettere l’esperienza di odori e sapori che troppo spesso invece si perdono nei paludamenti e nelle convenzioni di troppa letteratura che circola per le librerie. A Charlotte Roche bisogna riconoscere questo tentativo, seppur non perfettamente riuscito, di adeguarsi ad un’ideale poetico che forse è uno dei più vivi ed innovativi del panorama contemporaneo (un titolo su tutti: Anversa di Roberto Bolano).
Certo, vi sono anche non pochi rovesci della medaglia, da più parti evidenziati, come la sensazione (pesante) che l’autrice spesso giri a vuoto nel tentativo fine a se stesso di stupire ad ogni costo, di scandalizzare, di scandagliare in modo spettacolarizzato e tutto di facciata attorno ad una serie di temi ritenuti particolarmente scabrosi. Ma anche quella frase, dopo la metà del libro:

“Cosa posso fare per evadere dalla mia prigione di solitudine? Potrei riflettere su tutte le cose utili che ho imparato nella mia breve vita. Scommetto che ci vorrebbe parecchio tempo, almeno due minuti buoni”

che se può per certi versi dare la sensazione di essere ben riuscita, in realtà rende la sensazione che tutto il libro sia un gioco, un qualcosa a cui l’io narrante e, per interposta persona, l’autore stesso conceda poco credito e valore. Una frase che se da una parte avrebbe voluto dare il segnale di una svolta nella visione del mondo della protagonista, preparando quello che poi sarebbe stato il finale, dall’altra porta in sé una demistificazione ed una corrosività che può arrivare a coinvolgere l’impianto costruttivo del romanzo nella sua interezza.

Quindi un romanzo con molti limiti ma che merita una lettura da parte di quei lettori che, al di là di quelli, sanno cogliere anche l’innovatività delle idee, dei temi e delle strutture narrative. E, perché no, di una visione del mondo che non è solo frutto di invenzione letteraria.

Kaleydos libri di Alessandro Vitali P.I. 06000260965
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