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La vera identitŕ di János Székely č stata a lungo un segreto molto ben custodito. Per ragioni non chiare, appena sbarcato in America il giovane e brillantissimo sceneggiatore ungherese si scelse uno pseudonimo improbabile - John S. Toldy - col quale arrivň a vincere nel 1940 un Oscar per Arrivederci in Francia , battendo fra gli altri il Charlie Chaplin del Grande Dittatore. E tre anni dopo, quando pubblicň Non potete fare questo a Svoboda (diventato subito un musical di grande successo), assunse le goffe vesti di un certo John Pen, che nel 1946 avrebbe firmato, direttamente in inglese, Tentazione. Le vicende editoriali del romanzo meriterebbero un racconto a parte, ma anche quelle che nel romanzo sono contenute si riassumono, data la loro ricchezza, a fatica. Forse il modo migliore per farsi un'idea di cosa sia Tentazione č immaginare un film di quegli anni, dove coi tempi comici di Lubitsch e i dialoghi al vetriolo di Wilder si narra di come il giovane Bela, in fuga dall'atroce miseria delle campagne ungheresi, si ritrovi fra le mille luci di Budapest, arrivando cosě a conoscere il mondo in ogni suo risvolto, nessuno, per scabroso o sconcertante che sia, escluso - anzi, con una certa preferenza per questi ultimi. Della vertiginosa girandola di storie, il lettore di oggi non puň non essere grato. E se mai si chiedesse dove Székely sia andato a scovarle, o quale sia il segreto del suo mestiere, scoprirŕ da sé che l'autore governa il libro esattamente come il suo protagonista manovra il mezzo che gli č stato affidato: l'ascensore di un Grand Hotel.
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